Carlo Ossola delinea le analogie tra i due e li pone come i veri padri della “humanitas”.


Venerdì 17 settembre 2021 è stata una giornata speciale per la città di Vinci. Si è svolta, infatti, dopo un anno di pausa causato dall'epidemia da Covid-19, la LX edizione della Lettura Vinciana, l'evento culturale per eccellenza della città che ha dato i natali al grande genio Leonardo. Una Lettura Vinciana di particolare significato per l'Amministrazione comunale, voluta fortemente nonostante le difficoltà nell'organizzarla e i continui rimandi dovuti all'emergenza sanitaria che è ancora purtroppo in corso.


"Averci creduto e averla proposta in questo 2021 nonostante tutto ciò che è accaduto - ha evidenziato il sindaco Giuseppe Torchia - ci permette di riallacciare un filo interrotto per questa città. Era importante ridare continuità alla tradizionale riflessione su Leonardo perché rappresenta anche un segnale di speranza per uscire da questa situazione complicata. La pandemia ci ha fatto riscoprire il modo con cui riportare la cultura in piazza".


L'Amministrazione comunale di Vinci, dunque, ha voluto dare un segnale, riuscendo a organizzare un evento che, nonostante sia giunto alla sua 60esima edizione, rappresenta una prima assoluta per vari aspetti: "È la prima volta che viene organizzato di venerdì (e non di sabato), e che si svolge a settembre anziché ad aprile - ha sottolineato il vicesindaco con delega alla Cultura, Sara Iallorenzi - E poi, è la prima lettura dopo la pandemia e la prima volta che si tiene all'aperto, nella suggestiva ed evocativa piazza Guido Masi, ai piedi del castello di Vinci e di fianco a uno dei simboli più rappresentativi della città, l'Uomo di Vinci di Mario Ceroli. Insomma, è un'edizione storica, che mette insieme due grandi pensatori come Dante e Leonardo. La Lettura Vinciana è da sempre un'occasione per approfondire gli studi e per produrre di conseguenza nuovo sapere che rimane agli atti nel tempo. Con questa sessantesima edizione abbiamo voluto lanciare un messaggio importante, in una cornice fatta delle bellezze architettoniche e paesaggistiche della nostra città per renderla ancora più inclusiva. L'organizzazione non è stata semplice ma ciò che ci ha fortemente trainato sono state la volontà e la determinazione nel raggiungere il risultato. Per questo ringrazio tutti i dipendenti comunali che hanno reso possibile la realizzazione dell'evento".


La lettura
Ospite illustre della serata è stato Carlo Ossola, docente di “Letterature moderne dell’Europa neolatina” presso il Collège de France, che nel corso del suo intervento ha trattato del rapporto tra Leonardo e Dante, in occasione del 700enario della morte del Sommo Poeta: Ossola, infatti, è anche presidente del Comitato Nazionale delle Celebrazioni Dantesche. Il titolo della Lettura Vinciana è “De l'esser universale”: la visione di Leonardo nell'eredità di Dante”.


"In 60 anni di Letture - ha precisato la direttrice della Biblioteca Leonardiana e del Museo Leonardiano di Vinci, Roberta Barsanti - è sempre rimasta una lacuna: nessuno aveva ancora mai analizzato il rapporto di Leonardo con i testi di Dante e la sua eredità. E non potevamo colmarla meglio di così, con il professore Ossola, tra i massimi esperti di Dante e della cultura italiana in generale".


"Se guardiamo la storia e i relatori di questo evento - ha aggiunto Torchia - possiamo dire di essere sempre rimasti fedeli all'idea originaria del suo ideatore, Renzo Cianchi: la necessità di individuare una forma con cui superare il modo superficiale e folcloristico con cui si racconta Leonardo. Su questo palco, infatti, è passato il meglio della cultura italiana e internazionale. E oggi abbiamo l'onore di avere come 'Lettore' un altro grande esponente di questo albo d'oro, Carlo Ossola, nell'occasione unica di mettere insieme e confrontare il pensiero di Dante con quello di Leonardo: due pilastri della cultura italiana e occidentale".


Ma anche i "due veri fondatori dell'Umanesimo", così come ha introdotto Ossola nel suo intervento, perché entrambi legavano l'uomo e il suo ruolo con i concetti più astratti e universali del Creato. Sempre per Ossola, il pensiero di Dante e quello di Leonardo erano più vicini di quanto ci racconta la storia e di come vengono oggi considerati: "Il termine leonardiano della 'sperienzia' (esperienza, ndr) lo ritroviamo ben 12 volte nella Divina Commedia di Dante - ha spiegato il docente del Collège de France - Ciò fa comprendere come anche per Dante la comprensione dell'universo passasse necessariamente dall'esperienza".


Per spiegare meglio questa tesi, Ossola cita il principio di analogia, grazie al quale l'uomo è in grado di riconoscere gli oggetti che lo circondano, sia quelli più vicini che quelli più lontani, riuscendo in questo modo a catalogarli e a comprendere quindi il mondo intero: "In Leonardo è concentrata una sapienza di secoli, basta notare la contiguità che egli stabilisce nel regno animale dicendo che tutto questo regno 'ha similitudine di membra'. È lo stesso concetto espresso da Dante quando nel Paradiso parla di orma, forma e norma. In questo senso, trovare un ordine, un senso, una similitudine tra le cose lontane e quelle vicine significa trovare elementi di analogia per arrivare a un punto di convergenza e comprendere il tutto".


Tornando al concetto di Umanesimo, Ossola invoca infine il ritorno a un Umanesimo differente da quello che ha caratterizzato il '900: "L'Umanesimo di Dante e Leonardo consentiva di legare il mondo, di tenere insieme l'uomo con ciò che lo circondava sia vicino che lontano, sia in concreto che in astratto".


La cultura occidentale del Novecento ha invece spaccato il principio di analogia che aveva legato il mondo fino ad allora, consentendo le distinzioni e quindi la crescita delle culture totalitarie basate sulle differenze.


"Perché abbiamo rotto questa continuità tra il pensiero universale e l'Umanesimo? - si chiede Ossola - Fare dell'Umanesimo una parte a se stante rispetto all'universo, significa condannarlo alla disfatta. Perché nell'epoca della globalizzazione in cui l'individuo non conta più nulla, un Umanesimo così verrebbe distrutto".


Serve dunque ripensarlo nuovamente in termini universali come fece lo stesso Leonardo, che si prese il rischio di "squadernare l'universo", riuscendo così a scrivere le prime pagine della modernità, una modernità che come ha precisato Ossola è sempre stata da lui "pensata e non raggiunta a caso".